Alessandro Sicioldr e il sogno dell’immaginario

“una storia è tollerabile solo come sogno”
G. Manganelli

L’intera opera di Alessandro Sicioldr si presenta come una poderosa arma puntata contro la Pop Art e contro le Neoavanguardie che hanno ridotto l’arte al suo “grado zero”. Nel Concettualismo, tanto per fare un solo esempio, il corpo dell’arte viene eliminato e l’idea stessa, anche se non realizzata, è arte. La Pop Art, da parte sua, prende rigorosamente “alla lettera le cose”; ciò che accade è che il sistema deietto delle immagini della civiltà metropolitana viene presentato come l’unica realtà possibile ed immaginabile. A tutto ciò si oppone clamorosamente il nostro al quale riteniamo si attagli alla perfezione la dichiarazione di “pittore dell’immaginario”. Giuliano Briganti sostiene che esiste una linea maestra dell’arte contemporanea segnata dal filone Courbet-Cézanne, e un’altra traiettoria la quale, appunto, è coltivata da “pittori dell’immaginario” quali Moreau, Böcklin, Von Stuck, Khnopff e così via. Fra costoro, come dicevamo, si inserisce con passo sicuro Sicioldr, il quale, in questo modo, rivendica la sopravvivenza della pittura a dispetto delle ricorrenti (e fallimentari) dichiarazioni di morte. Un onirismo radicale insegue l’intera produzione del giovane artista; un sogno che si accompagna ad una qualità della pittura che non viene mai meno. Perché il sogno in Sicioldr? Il sogno, con il suo delirio, con la sua sconclusione e con il suo immaginifico, ben si adatta a rappresentare l’antipodo di quel pratico-inerte che si contraddistingue, come è noto, per una cronica incapacità di pensare oltre la sordità. Quasi sempre il sogno del pittore si presenta nelle vesti dell’incubo. Un solo esempio; in The Ancient Couple due sorelle (forse siamesi) vengono circuite da un ramo serpentino che termina in una piccola testa capovolta. Troviamo in André Breton la risposta alla domanda che il fruitore potrebbe porsi dinanzi ad un’opera del genere. Lo spirito, sostiene “il papa del Surrealismo”, alle prese con le miserie del reale, trova una via di uscita nell’assurdo, nell’impossibile e nell’incredibile. Assurdo, impossibile e incredibile che puntano a terremotare l’ottimismo ingenuo e ottuso del buonsenso e della logica che discendono necessariamente dall’abbandono quotidiano. E veniamo alle coordinate storico-cuturali che non possono essere tralasciate se vogliamo comprendere il lavoro dell’autore. Chiaramente Sicioldr dialoga con il Simbolismo, con la Metafisica e con il Surrealismo. Die Sunde costituisce un omaggio esplicito a Von Stuck: sul collo di una fanciulla due teste di serpenti; possedendo una personalità artistica fortissima, il pittore non si appiattisce sul maestro che ama; libera Von Stuck dall’erotismo ed immerge la sua eroina in una stasi nemica di ogni passione e di ogni perdizione. Un’ombra metafisica è giunta così a correggere l’eros che rimane un dato centrale del Simbolismo Storico. Da qui un’asciuttezza che rimanda al Quattrocento; interessantissima, da questo punto di vista è La Visita, dove, in una stanza alla Beato Angelico, una fanciulla (che una volta è stata la Vergine Maria) assiste al volo di un personaggio che non solo non è un angelo ma che va verso di lei ad occhi chiusi. È scattata così la meraviglia figlia prediletta della dissimilitudine surrealista; grazie all’esaltazione del mestiere pittorico, Sicioldr rifiuta l’automatismo del Surrealismo “spontaneista” e si accosta palesemente all’“accademismo” di Magritte, di Dalì e di Max Ernst quando sfoggia la sapienza di un autore non occupato dallo sperimentalismo di ascendenza dadaista. Ancora sulla deerotizzazione del Simbolismo. Leggiamo Il centro del labirinto – o la Sfinge o il risveglio di Edipo; una Sfinge-fanciulla di pura bellezza guarda verso di noi dopo aver contemplato un volto (ancora vivo) immerso nell’acqua. Dalla fanciulla parte una coda che attraversa l’intera composizione. L’eros, ancora una volta, è inghiottito (e quindi cancellato) dalla glaciazione universale; del resto in nessuno dei quadri del nostro vibra il mondo dei fenomeni. Il perché è evidente; il maestro condivide con Giorgio de Chirico e con Alberto Savinio l’idea secondo la quale la spettralità è l’essenza vera e sostanziale di tutti i mondi possibili. Lo ribadiamo la posizione Metafisica giunge a correggere il Simbolismo. E il Surrealismo? Il pittore è surrealista, ma non nel senso di Breton per il quale l’arte deve rivoluzionare anche la realtà; il Surrealismo, come è noto, non si è solo ribellato alla società borghese ma alla realtà stessa nel suo essere un ostacolo definitivo agli infiniti desideri umani. Alessandro, nel giardino irrespirabile dell’opera, abolisce semplicemente la realtà sconvolgendola e sottoponendola ad un sublime terrore che non lascia pietra su pietra dell’edificio faticosamente costruito dalla logica. Ecco il trionfo, come dicevamo all’inizio, del “pittore dell’immaginario”; su questo il nostro ha idee molto chiare. L’immaginario è un non-luogo compiutamente e perfettamente discontinuo al mondo; l’immaginario è l’impero del sogno, della dissimilitudine, dell’invenzione, della menzogna e dell’illusione. L’immaginario non conosce tregua, sguazza (quadro dopo quadro) all’interno di una notte che si fa continuamente fucina di immagini possibili, favolose, ipotizzabili e impraticabili alla luce morta del quotidiano. Questa notte sostanziale è nemica giurata del giorno (che del quotidiano è portatore) e non ha niente a che vedere con un significato che implichi l’esistenza del mondo. In conclusione, emerge trionfalmente e spudoratamente solo l’Altrove dinanzi al quale il pratico-inerte rimane sonoramente battuto e disperso. Il pratico-inerte che, nella realtà visibile appare come l’esistente per eccellenza, svapora a contatto con un inesistente il quale, grazie al gesto magato di Alessandro Sicioldr, si accredita e si impone come l’unica concretezza a cui possiamo dare credito e sconfinato ascolto.

Robertomaria Siena